"Insubres sumus, non latini!"

 

Nella prefazione sul Diritto del Ducato di Milano così scrisse Gabriele Verri nel 1747.0ggi sembrerebbe anacronistica la rivendicazione di questa identità che secondo alcuni appartiene solo al passato. Noi vogliamo dimostrare che l'uomo è sempre alla ricerca delle proprie origini e dell'orgoglio che lo lega, a torto od a ragione, al proprio popolo, perchè ne è comunque figlio. Noi, crediamo, che i comportamenti sociali e politici di un popolo siano il risultato di un passato, anche molto remoto. Gli Insubri come altri popoli continentali erano e sono un popolo fortemente laborioso e questo nasce dalle caratteristiche pedologiche e climatiche del luogo dove si stanziarono. Infatti, nel nord italiano, il clima era diverso che nel resto della penisola e quindi bisognava provvedere a sfidare inverni freddi e solo con laboriosità si poteva produrre molto in estate per conservare cibi e sopravvivere durante la 'stagione sfavorevole. Bisognava costruire ripari che durassero anche una stagione, ma robusti, resistenti alle intense nevicate. Quindi è anche comprensibile quanto fosse difficile, che dalle nostre parti, in tempi molto lontani, potessero fiorire civiltà come fiorirono invece in luoghi dove il clima era clemente e la natura generosa. Ma questa alacrità ci servì ad essere vincenti nei secoli successivi quando produrre conterà sopra tutto. Nell'antico Egitto bastava il lavoro di una persona per "mantenerne tre, le quali venivano messe in condizioni di schiavitù per innalzare monumenti per la grandezza del Faraone. Così, molte volte, quello che ci rimane delle grandi civiltà del passato è solo il risultato di sacrifici di schiavi sottomessi ad elités sanguinarie Gli Insubri, come altre popolazioni Celtiche, divisi in tribù, relativamente collegate tra loro, fondarono molte città del Nord. Da loro è nato lo spirito comunardo repubblicano che ha reso grandi le nostre città, tanto da sconfiggere potenti eserciti, da quello Romano a quello tedesco guidato dal Barbarossa. In tempi recenti e sopratutto nel secolo scorso, durante la Rivoluzione Industriale, che in Italia avvenne nel dopoguerra, le città del Nord divennero le città più produttive del mondo e ancora oggi mantengono produttività e custodiscono Marchi prestigiosi che tutti ci invidiano. Questo è dovuto alla laboriosità e al coraggio dei suoi abitanti, alla voglia di uguaglianza e di giustizia cresciuta con loro. Politicamente al Nord è nato tutto, nel bene e nel male: risorgimento, unità d'Italia, fascismo, antifascismo, federalismo. Questo dimostra di che coraggio, di che spirito di sacrificio e di iniziativa sociale è armata la sua gente. E perché non dobbiamo essere orgogliosi di appartenere a questo popolo? A lavorare nelle nostre fabbriche ci ammaliamo e a volte si muore di cancro. Ma i nostri soldi, da noi prodotti, che potrebbero migliorare la nostra sanità, vengono usati per portare benefici a politici e cittadini indolenti in regioni d'Italia ,dove l'evasione fiscale ,l'abusivismo e il lavoro non sono la norma. Noi siamo i veri no-global, ... totali! No alle importazioni dai paesi dove non sono garantiti diritti. Sì al "bioregionalismo": consumare sulla terra dove si vive, per primo, quello che produce quella terra. Essere realisti in tema ambientale: non si può avere boschi sani senza coltivarli e curarli. Il bosco non può essere quello di 100 anni fa perché né l'aria, né l'acqua sono quelle di 100 anni fa. La città diverrà "slow", senza sforzo alcuno, piegherà la propria natura "fast" come tutte le città produttive della nostra terra, oramai depauperate dalla chiusura di molte industrie. Il modo più dolce, secondo noi, per affrontare questa era "postindustriale" è con l'aggregazione di "piccoli popoli" (Piccolo è bello. E.Fritz Schumacher), come lo erano i Comuni.

Forse solo così si potrà invogliare il cittadino ad usare il coraggio e rinvigorire la passione per la politica perchè deve essere la politica ad avvicinarsi al cittadino decentrando doveri e diritti (federalismo fiscale) in realtà locali, quindi più controllabili e criticabili e non lasciare l'amaro in bocca di chi deve subire continuamente l'umore di Roma che è lontana, anzi distante. Se Roma Imperiale suona le sue trombe, noi, da parte nostra, continueremo a suonare le nostre campane senza stancarci mai. Oggi, siamo però chiamati, a vigilare su nuovi problemi. L'inserimento selvaggio di popoli, che pretendono di stravolgere la nostra civiltà con un mondo senza regole: "Alla rovescia" come dice il Nostro Capo Bossi. Più che senza regole con le loro regole, quelle degli Imam e di Via Paolo Sarpi. I Cinesi, schiavi in patria e padroni a Milano, provenienti da un Paese dove si eseguono il 97% delle pene di morte di tutto il mondo e dove le pene carcerarie sono le più lunghe e drammatiche del pianeta. I loro campi di concentramento, chiamati Laogai, non hanno niente da invidiare a quelli nazisti. Ma,dopo un primo mugugno dei nostri Industriali sulle "contraffazioni",gli stessi hanno pensato bene di andare a produrre in Cina,ma il loro marchio made in China per noi Italiani è comunque una contraffazione e un furto ai danni di quanti hanno contribuito alla costruzione di quel prodotto ex made in Italia.

 

Valter Mori Lega Nord Abbiategrasso