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MILANO:
ANTICHE ORIGINI CELTICHE
di Elena
Paredi
Si sono scritti fiumi di inchiostro e si è
cercato di fornire riferimenti storici, più o meno attendibili,
sulle antiche origini delle città fondate dai Celti.
Nonostante questo, poco ancora si sa circa la
reale datazione di tali siti, poiché ci si scontra quasi
inevitabilmente con la linea sottile del tempo, che, inesorabile ci
dice che prima di certe epoche non possiamo avere nulla di
"concreto" a testimonianza delle radici arcaiche dei popoli. Notiamo
che si parla spesso di Celti e di Druidi, come di un qualcosa di
inafferrabile e impercettibile che va alla ricerca di una identità
culturale: nulla di più falso.
Druidi e Celti costituiscono due "Essenze"
differenti ma facenti parte di una stessa cultura, uno stesso popolo
e uno stesso Sentire. I Druidi erano i sacerdoti delle popolazioni
celtiche sin da epoche remote, e quando nella mitologia si parla
delle "Terre a nord del mondo", o "oltre le Grandi Acque", spesso ci
si confonde pensando a delle terre concrete, che hanno attinenza col
mondo visibile.
Tali terre sono da intendersi come poste nella
parte astrale del mondo, pertanto rese invisibili agli occhi umani.
È qui che i Druidi hanno appreso la loro Conoscenza, ed
è da qui che provengono perché rappresentano un archetipo supremo
reso successivamente manifesto.
Il problema delle datazioni è una questione molto
importante, poiché è proprio risalendo ad epoche arcaiche che
possiamo scoprire molti dei fenomeni che oggi purtroppo si vogliono
negare e tenere ben nascosti. Questo accade anche perché, si è
soliti osservare gli eventi da un punto di vista prettamente
storico/accademico, basato appunto sul tangibile, senza rendersi
conto che esiste un quid sottile che non possiamo né quantificare né
fissare nel tempo. Nel periodo che va dal 16.000 a.C. al 5.500 a.C.,
i Celti, che ancora non si definivano tali, formavano un unico
grande nucleo quale è quello dei Kurgani.
I Kurgani hanno fatto da matrice a tutte le genti
nordiche quali i Vichinghi, i Celti, i Germani i Finni e i Lapponi
e più genericamente agli Indoeuropei; solo in epoche successive,
verso il 10.000 a.C., nacquero quelle differenziazioni che diedero
luogo alla suddivisione ed allo sviluppo delle varie Anime, tra cui
quella Celtica.
È a questo punto che sorge la necessità di
esplicare una funzione di preminente importanza quale è quella
sacerdotale: il sacerdos, ossia il mago (makhru), rappresenta una
forza incarnata di tale archetipo che ha il preciso compito di
assicurare l'equilibrio del clan, accanto al re, rappresentazione a
sua volta dell'archetipo Solare.
Il druido dovrebbe essere l'incarnazione di
Dagda, (Giove). È "colui che possiede la Conoscenza" intesa nel
senso ampio del termine ed è la figura preminente che compie tutti i
rituali definiti "magici", e colui che "insegna" al clan dove e come
progettare e fondare le città. Per quanto riguarda la datazione
della fondazione di Milano, (in gaelico antico si chiamava MEDHLAIN,
che si legge Milàn latinizzato in Mediolanum), si deve fornire una
chiara e definitiva delucidazione, per sfatare ogni mito nato da un
errore di interpretazione.
A Milano si sono associate svariate definizioni,
fra le quali spiccano "Terra di mezzo", in mezzo alla pianura" o
"scrofa semi lanuta".
In realtà l'origine del nome è esoterico, ossia
funzionale, come del resto lo è stato per tutte le cittadine fondate
dai Celti, perché
dovevano vivificare una funzione cosmica che si
doveva manifestare in terra: Medhlain significa "Regno dei VIVI: Tir
Nan Mbeo, ed anche "Centro di Perfezione".
Milano, infatti, era il Cuore vivo della
tradizione celtica ove i Druidi vi giungevano per completare la loro
formazione/trasformazione: era un punto d'arrivo, dunque, un luogo
principe per l'inizio e la fine di tutti i "viaggi". Oggi,
purtroppo, ci si affida unicamente alle fonti dei soli storici greci
e latini, che ne hanno dato una descrizione mediterranea, tramite
citazioni e scritti, giunti peraltro in cattive condizioni. Tali
studiosi ritengono Milano di più recente fondazione, rispetto alla
capitale Roma: una questione puramente ideologica perché la storia
mitologico/esoterica afferma il contrario. I Celti costruivano le
città non in base alle virtù climatiche o geografiche ma in ragione
di una funzione precisa che entrava in comunicazione di
quell'archetipo che doveva rappresentare. Uno dei simboli più
antichi della città sono i tre stendardi: l'aquila nera, il drago
rosso e la palla in campo bianco, corrispondenti alle tre vie
palingenetiche (Opera al Nero, Opera al Bianco e Opera al Rosso) e
ai Monomeri tebani: "un mucchio d'oro, uno d'argento e uno di
piombo".
Il significato per gli alchimisti dovrebbe essere
chiaro, ma per i profani che vi si accostano, risulta di difficile
comprensione.
Le tre Vie alchemiche, fanno parte dell'intero
percorso che l'Individuo deve compiere per giungere alla perfezione
della forma, all'equilibrio delle sue forze interiori. Nella città,
questo poteva avvenire, perché l'archetipo era quello del Dagda (il
Giove dei romani) che per sua natura rappresenta il giudice, la
giustizia e l'elevazione spirituale. Milano, dunque, è o era votata
alla ricerca interiore, finalizzata al perfezionamento delle forme.
Per poter collocare quasi esattamente la fondazione della città, e
capire in quale contesto la si deve identificare, bisogna risale
all'inizio del 2.000 a.C., quando avvenne una delle svolte decisive
per l'Umanità: un periodo transitorio durante il quale il Medio
Impero Egizio venne invaso dagli Hyksos (periodo che coincide con il
declino degli egizi); Sodoma e Gomorra vennero distrutte dal fuoco
celeste: inizia un nuovo rito, quello del pane e del vino, come
descritto nella Bibbia, rito ripreso poi nel Cristianesimo
dall'antico Egitto. (Corrisponde esattamente alla Messa rituale
della Vite e del Grano).
Quindi, mentre l'Egitto cominciava il suo lento
declino, nascevano nuove Coscienze che trovarono una loro
collocazione in nuovi centri geografici sacri. Questi, memori della
sorgente primordiale, e mediante il simbolo
geometrico del cammino verso la Conoscenza, (ancora una volta la
Sezione Aurea) posero le basi geografiche per mantenere in vita la
sacralità e l'intuito nell'Uomo nuovo. Una profonda
interiorizzazione dei concetti sacri, trovarono collocazioni
mediante il computo del Sistema trino: Stelle Fisse, Stelle Mobili
(Pianeti) e la Terra (concretizzazione). La città ha subito numerose
modifiche lungo il corso dei secoli; modifiche rese necessarie per
adattare la configurazione urbana alle necessità di un mutamento
animico interiore che stava subendo l'Individuo.
Si dovevano creare nuovi punti di riferimento per
l'Uomo che piano piano si materializzava di pari passo ad una realtà
dell'epoca che necessitava, come esperienze interiori, di
riferimenti tangibili.
Se prima bastavano le forme semplici, in seguito
tali forme dovettero risultare più complesse delle precedenti per
risuonare in armonia: la Trinità è il simbolo della Legge cosmica
basata sulle dimensioni del micro e del macrocosmo, e il 4 è la
manifestazione
compiuta di tale triplicità; numero che viene
generato da 3 principi, le tre dimensioni che lo sostengono. Poiché
il tre è il principio reggitore, il 4 è la sua manifestazione
concreta.
Da questi numeri, nasceranno successivamente il 7
e il 12 che regolano lo sviluppo armonico delle forme. Partendo da
questi presupposti, e seguendo il ragionamento "logico" dei rapporti
numerici del numero d'Oro, si può risalire alle reali origini
antiche
della reale fondazione della città; seguendo i
presupposti di tali proporzioni si è anche riusciti a determinare
una data più probabile che rappresenta la trasformazione in atto: è
il 22 marzo 1212 a.C. Tale data non è stata ottenuta per caso o per
gioco ma seguendo uno schema ben preciso e complesso.
Milano fu fondata, quindi, attorno al XIII°
secolo a.C., uno dei periodi più propizi, perché le condizioni
astronomiche erano tali da permettere la concretizzazione di quello
che la città doveva rappresentare. A quel tempo le porte della città
erano quattro, perché
dovevano definire i quattro punti cardinali
nonché i quattro elementi eterni: Fuoco, Aria, Acqua e Terra. La
pianta cittadina era quadrata perché per via speculare entrava in
rapporto diretto col principio Cosmico.
Il quattro è indice astrale che conduce alla
perfezione; è il numero iniziatore delle forme concrete, che deve
condurre gli Individui ad aprire "la porta interiore".
Ecco perché non ha alcun senso parlare di una
ellisse o di un cerchio, ma occorre riferirsi necessariamente al
quadrato, poiché è tale forma che richiama più di ogni altra la
manifestazione divina della rinascita divina: processo, questo, che
doveva avvenire interiormente alle persone. Dato, quindi, che si
doveva riportare in terra una intenzione specifica, una Idea divina,
era più logico basare la città su questa figura, e non su altre,
anche perché il quattro trova il suo equilibrio proprio nel
quadrato.
Tale raffigurazione è in rapporto
numerico/armonico con la Sezione Aurea, come già accennato, cioè
quella delle divine proporzioni che ci conduce al quattro mediante
una catabasi iniziata molti secoli or sono con il principio
dell'UNO.
Spunti tratti dalla Rivista Kemi Hator – n.i 34 e 35
nell’articolo “Geografia Sacra” di A. Gentili.
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